I rumori in condominio configurano il reato di disturbo della quiete?

Quando si configura il reato di disturbo della quiete in condominio? Quali sono i parametri e i riferimenti normativi da considerare?
La norma che definisce il reato di sviluppo della quiete è l’articolo 659 del Codice Penale che prevede che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.
Si parla di disturbo della quiete quando i rumori superano il normale livello di tollerabilità per un numero indeterminato di persone.
È facile capire che il reato di disturbo della quiete possa anche all’interno del condominio ma è diverso il caso in cui i rumori infastidiscano solo i vicini occupanti l’appartamento limitrofo, per cui non si parla di un numero indeterminato di persone. Si determina la necessità di definire la valutazione da compiere realisticamente a priori nel caso di rumori in condominio (Cass. pen. n. 7748/2012; n. 44905/2011; n. 246/2007).
Da alcune vicende è stato stabilito che affinché si possa parlare di rumori molesti essi debbano interessare buona parte dello stabile condominiale.
Qual è la differenza tra la cosiddetta condotta delittuosa e quella non penalmente rilevante? È la potenziale percepibilità dei rumori: se disturbano soltanto gli occupanti di un appartamento ma non vengono percepiti dagli altri abitanti del condominio viene escluso il reato.
Questo non vuol dire che non sia previsto un risarcimento del danno arrecato al singolo condomino.

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